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Ti fanno credere che non c’è nulla di male in quei complimenti non richiesti, battute a sfondo sessuale, in quel massaggio sulle spalle o alla mano che scivola sul fianco. Se poi fai notare l’anomalia dei comportamenti, magari tra la vergogna e l’imbarazzo e sentendoti a disagio, sei tu quella sbagliata, la bigotta alla quale non si può dire nulla e mica il tuo collega – o il tuo capo – che ci prova spudoratamente con te.
Dietro a questi gesti apparentemente inoffensivi e spesso minimizzati, si nasconde invece il sommerso mondo delle molestie e violenze sul lavoro. A volte le cose, mentre accadono, sono difficili da riconoscere e la consapevolezza della conoscenza legislativa può, come sempre, essere utile.
L’art. 26 del D.lgs. 198/2006 definisce molestie sessuali: “tutti quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo”, come ad
esempio:
• insinuazioni e commenti equivoci sull’aspetto esteriore;
• osservazioni e barzellette che riguardano caratteristiche, comportamenti e orientamenti sessuali;
• invio anche per post@ e/o presenza sul lavoro di materiale pornografico;
• contatti fisici indesiderati;
• proposte sessuali in cambio di promesse di carriera e/o vantaggi economici;
• ricatti sessuali, atti sessuali, coazione sessuale e violenza carnale.
L’Accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro, siglato nel 2007 fra le OO.SS. e Confindustria, stabilisce che è sufficiente un solo unico atto violante la dignità della
persona a costituire un caso di molestia che esige condanna.
L’altro aspetto interessante dell’Accordo riguarda la prevenzione, l’individuazione e la gestione dei casi di molestie e violenze. A tale proposito, le aziende sono chiamate ad adottare:

• la dichiarazione di tolleranza zero al verificarsi di casi di molestie e violenze;
• la procedura disciplinare adeguata (vedasi voce licenziamento) nei confronti del colpevole.
Perché le molestie sono anche un costo economico che si riflette negativamente sull’Azienda, in termini di clima e di perdita di produttività (il molestatore non lavora e non fa lavorare).
Le leggi ci sono, applichiamole, ma soprattutto promuoviamo la cultura del rispetto. È questa la parola chiave: dove c’è rispetto, nessuna molestia e violenza sono possibili. Se hai riconosciuto qualcuno di questi comportamenti lesivi della dignità personale, se hai bisogno di aiuto, contattami.
Cristina Fossati
Milano, 5 dicembre 2016

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Caro Carlo,
in un momento di raccoglimento profondo ho risposto alla ANALISI DI CLIMA GRUPPO INTESA SANPAOLO che a distanza di due anni ripropone nella forma e nella sostanza le stesse domande. Ero tentata di farti pervenire – insieme alla presente – anche le mie vecchie considerazioni, ma poi ho cambiato idea: non ho voglia di appesantirti ulteriormente (se però la curiosità ti attanaglia puoi cercarle in Internet in data 14/11/2014).
Ma veniamo a quelle attuali:
– le domande sono sempre a trabocchetto e poco intuitive, inoltre, la presenza della colonna “preferisco non rispondere” convoglia le risposte di coloro i quali temono la persecuzione aziendale per aver risposto sinceramente (tranquillo, non è il mio caso!);
– ancora mi stupisco, invece, del poco coraggio dimostrato nell’evitare sistematicamente l’area delle cosiddette critiche costruttive. Insomma, da dipendenti siamo costantemente oggetti di valutazioni e contro-valutazioni, pregiudizi duri a morire e pressioni commerciali di ogni genere e tipo. Quando poi si presenta l’occasione –ogni due anni – non possiamo neanche restituire il favore. Eppure anche il più scalcagnato negozio, albergo, ristorante ha lo spazio dedicato al contenimento delle critiche (Mc Donald’s addirittura ha creato una piattaforma per convogliare sul suo sito tutti i feedback della rete e così può tranquillamente rispondere in zona sicura);
– rispondere! Ecco il verbo meno utilizzato in Azienda. E se è vero che “domandare è lecito e rispondere è cortesia”, è altrettanto vero che l’aspettativa di chi è sempre cortese, disponibile ed educato e sempre pronto a rispondere in prima persona è adeguatamente identica. Rispondi Azienda. Rispondi. Smettila di lasciare squillare il telefono a vuoto o non troverai più nessuno dall’altra parte che raggiungerà gli obiettivi per conto tuo.
C’è una cosa poi che mi rode particolarmente e approfitto di questa lettera per segnalartela. È qualcosa a cui solo tu puoi mettere mano: fai felici i tuoi dipendenti e modifica – veramente a nostro favore – i tassi della rinegoziazione dei mutui. Davvero vuoi lucrare anche su di noi? Dai. Non si fa.
Cristina Fossati
Milano, 19 ottobre 2016

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Terminata la pausa estiva, chiediamo a Fideuram e a Capogruppo di affrontare le seguenti tematiche:
PROSPETTIVE INDUSTRIALI: a seguito degli interventi del Dr Antonello Piancastelli, pubblicati a fine luglio sul Portale PB e sulla Key TV, e riguardanti: direzione strategica, Private Wealth Management e Alfabeto, gradiremmo poter incontrare il management per aggiornamenti sulle linee e le iniziative di sviluppo commerciale.
BLACK ROCK: siamo in attesa di risposta ai chiarimenti da noi richiesti in data 23 giugno, a seguito della trasmissione Report.
RINEGOZIAZIONE MUTUI: Capogruppo con Circolare del 14 luglio ha stabilito che: “A decorrere da oggi, tutto il Personale del Gruppo Intesa Sanpaolo (Perimetro Italia) in servizio, esodo e quiescenza, aderente al c.d. “Nuovo Pacchetto”, avrà la possibilità di rinegoziare il proprio mutuo agevolato”. Trascorsi quasi due mesi, in Fideuram non è ancora possibile fruire di tale vantaggiosa possibilità e il ritardo penalizza i dipendenti interessati.
LAVORO FLESSIBILE: in data 31/12/2105 si è conclusa a livello di Gruppo con esito positivo la fase di sperimentazione: ”… i riscontri emersi sia sul piano qualitativo nelle indagini di gradimento effettuate che nella soddisfazione rilevata, nel miglioramento della conciliazione fra tempi di vita privata e di lavoro, nei favorevoli impatti ambientali e sulla mobilità, nonché sulla produttività, determinano una positiva valutazione della sperimentazione effettuata;”
L’accordo del 17/12/2015 prevede l’estensione del lavoro flessibile anche in Fideuram, non solo, esso è una delle priorità di Capogruppo e quindi non riusciamo proprio a comprendere come mai in settori ben identificati esso sia così ostacolato. Chiediamo che anche in Fideuram si proceda senza indugio ad attivare la possibilità di lavoro flessibile includendo i numerosi settori ancora esclusi.
CONSULENZE: occorre che siano effettivamente legate a specifici progetti, terminando a conclusione degli stessi. Solo così se ne evita il proliferare, in termini numerici e di costo. Chiediamo un quadro riepilogativo delle principali consulenze attive in azienda.
RETE BANCARIA: siamo in attesa della prevista convocazione per avere i primi ritorni sulla fase sperimentale degli HUB Credti. A livello generale chiediamo informativa tempestiva ed adeguata su tutte le iniziative che hanno impatti su logistica e organizzazione del lavoro nelle filiali e negli sportelli (vedi Napoli e trasferimento a Piazza del Martiri).
FIGURE PROFESSIONALI: mentre presso Capogruppo sono state individuate da tempo le varie figure professionali, nonostante gli impegni presi ancora nulla è stato fatto per Fideuram. Occorre procedere quanto prima per porre fine ad una situazione estremamente penalizzante. Chiediamo di avviare senza ulteriori indugi il confronto.
RICHIESTE TRASFERIMENTO: come più volte fatto presente vi sono richieste di trasferimenti interni o verso Capogruppo pendenti da parecchio tempo. Chiediamo di risolvere quanto prima le varie richieste.
A livello generale chiediamo di introdurre una procedura trasparente a beneficio dei colleghi, per poter formulare le richieste ed esserne informati degli esiti: occorre una gestione differenziata delle richieste rispetto a motivazione e destinazione, tempi massimi per la presa in carico e per la risposta che deve essere comunque motivata, utilizzo dei job posting …
7 settembre 2016
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNISIN Fideuram

scarica comunicato >>>si-riparte

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di Cristina Fossati – sindacalista FABI in FIDEURAM

e con la straordinaria partecipazione di Stendhal – scrittore romantico francese.

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sedia“Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Fideuram, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.”* E questo disturbo non si verifica esclusivamente quando mi trovo negli uffici di Milano, ma anche quando sono in trasferta a Roma o in visita in una qualunque altra delle nostre filiali. Insorge all’improvviso: uno scompenso psichico acuto che mi provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni.

Da quanto tempo ne soffre?

Di preciso non saprei, però sono sicuro che il peggioramento ha coinciso con l’esponenziale aumento delle sedie vuote in Azienda. Sono lì, dietro le scrivanie compresse degli open space, nascoste, perché sopra non c’è seduto nessuno! E non si tratta della solita influenza invernale né di una fortuita tornata pensionistica, ma dell’applicazione di quel maledetto accordo denominato “Lavoro flessibile”!!!

Si spieghi meglio.

Il 17 dicembre 2015 la Capogruppo e le OO.SS. hanno sottoscritto una modalità di lavoro che contempera le esigenze aziendali con quelle personali dei sottomessi – ops… sottoposti – stabilendo in pratica che i dipendenti possono svolgere la loro prestazione lavorativa in un luogo diverso dalla sede di assegnazione. E fin quando si tratta di andare da un cliente o di appoggiarsi a un Hub aziendale passi, ma da casa! Ma dai! Non è concepibile un modo di lavorare così! Bel regalo di Natale che mi hanno fatto! A me non importa se lo scorso 20 ottobre, la Capogruppo ha ricevuto lo Smart Working Award quale riconoscimento assegnato alle aziende che si sono distinte nella realizzazione di progetti per la flessibilità nel lavoro. Io voglio vedere i miei impiegati tutti precisi e puntuali alle loro postazioni, voglio udire lo squillo dei telefoni e il ticchettio delle tastiere, voglio annusare la polvere sugli scaffali, voglio toccare i faldoni delle pratiche evase e voglio gustare – anche se non mi piace tanto – il caffè delle macchinette. Insomma, io non sono pronto a questo nuovo modello di lavoro tutto innovazione, paperless e postazioni hub o peggio ancora, postazioni da casa!!! E come la mettiamo con i controlli sul personale, eh? A me, questa cosa qui non mi convince. E se ho bisogno di qualcuno e mi dicono che è in flexi? Dove lo vado a beccare? E se poi mi viene l’ansia perché non c’è nessuno in ufficio e mi ritrovo da solo tutto il giorno? Su in Direzione Generale non gliene frega niente a nessuno che io non sono d’accordo, anzi, sembra quasi che sia mio il problema di gestire le domande di richiesta che mi fioccano addosso. L’Azienda ha visto i positivi risultati della sperimentazione, ha fiutato un bel risparmio economico e ha deciso di estendere a macchia d’olio il lavoro flessibile dappertutto, anche nei più reconditi meandri di Fideuram, e io sono finito! Povero me! Dottore, la prego, mi aiuti!

Le consiglio vivamente di mettersi in flexi !!!

LA SINDROME DELLA SEDIA VUOTA

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azzurro“Chiediamo oggi ad ABI e Federcasse un contributo per uscire da una situazione che, se gestita male, comprometterà il buon lavoro di tanti anni. Se così non sarà e se le aziende del credito proveranno a dare il via alla stagione dei licenziamenti, reagiremo con forza, così come abbiamo già fatto durante l’ultima vertenza del Contratto Nazionale, con scioperi e mobilitazioni”.

 

Ha esordito così Lando Maria Sileoni, Segretario Generale della FABI, dal palco del 122° Consiglio Nazionale dell’organizzazione e X° Conferenza di Organizzazione della FABI, in corso da oggi fino al primo luglio, che ha portato a Roma oltre 1500 dirigenti sindacali e i principali banchieri per discutere del futuro del settore bancario, all’indomani delle fusioni, del ciclone Brexit e dei recenti scandali di risparmio tradito.

 

“Il sindacato è disponibile, come ha fatto fino ad oggi, a trovare soluzioni che partano, però, dal presupposto che l’attuale fase di emergenza è solo responsabilità di chi ci ha governato”, ha detto Sileoni, ricordando che “i 200 miliardi di euro di sofferenze bancarie non sono figli soltanto della crisi e che dalle banche italiane negli ultimi dieci anni sono usciti oltre 48mila lavoratori”.

 

“Risponderemo con durezza alla prima semplice percezione di eventuali licenziamenti. Vale per ABI, per Federcasse, per gli integralisti dell’ultima ora, per tutti quelli che guadagnano milioni di euro senza produrre risultati. Vale, soprattutto, per i compratori delle quattro banche e vale per “il messia”, Alessandro Penati, Presidente del Fondo Atlante”, ha concluso Sileoni.

 

Numerosi e di peso gli ospiti intervenuti nella giornata di apertura dei lavori, che è stata inaugurata con la relazione del Segretario Nazionale Mauro Morelli e ha visto gli interventi del Direttore generale di ABI, Giovanni Sabatini e del Vicedirettore del Giornale Nicola Porro, oltre agli ultimi tre Presidenti del Comitato Affari Sindacali e del Lavoro di ABI Francesco Micheli e Alessandro Profumo, l’attuale Presidente Eliano Omar Lodesani, invitati a discutere sul futuro delle relazioni sindacali di settore.

 

La tavola rotonda. Un fronte comune banche sindacati per gestire il cambiamento. Questa l’urgenza che è emersa dalla tavola rotonda “Chi ha salvato la contrattazione? Una storia di relazioni: punti di vista, aneddoti e retroscena di dieci anni di attività sindacale”, alla quale hanno partecipato gli ultimi tre Presidenti del Comitato Affari Sindacali e del Lavoro di ABI Francesco Micheli, Alessandro Profumo, l’attuale Presidente Eliano Omar Lodesani, e Lando Maria Sileoni, Segretario Generale FABI, con i giornalisti: Nicola Capodanno (Ansa), Anna Messia (Milano Finanza) e Nicola Porro, in veste di moderatore. Gli ospiti si sono confrontati sul tema dell’evoluzione delle relazioni sindacali di settore, dopo le pesanti ristrutturazioni degli ultimi anni.

 

Diversi i punti di vista e le ricette suggerite, ma comune l’obiettivo: quello di rimettere in piedi il settore bancario, alle prese con sofferenze e tassi ai minimi.

 

Al centro del dibattito: il Fondo di solidarietà, portato da 5 a 7 anni con il decreto governativo su cui oggi il Governo ha posto la fiducia alla Camera, il nuovo codice etico sul risparmio promosso dai sindacati e l’impatto del digitale sul settore.

 

Sileoni ha messo in chiaro che il sindacato non accetterà il tentativo delle banche di far pagare ai lavoratori la crisi di settore. “Non tollereremo che vengano messe le mani nelle tasche dei lavoratori”, ha chiarito Sileoni, ricordando come il settore, grazie alla concertazione col sindacato, si sia già dotato d’importanti strumenti per gestire le riorganizzazioni. “Con il Contratto Nazionale firmato a lo scorso anno ci siamo inventati strumenti come il Fondo per la nuova Occupazione e i meccanismi di solidarietà espansiva e difensiva. Stiamo studiando la possibilità di creare un ente bilaterale, ma oltre non possiamo andare, perché significherebbe avallare i licenziamenti. I Gruppi bancari utilizzano solo il 50% degli strumenti che abbiamo messo a disposizione”, ha sottolineato.

 

Sileoni ha poi chiarito che fino al 2020 il bacino dei lavoratori prepensionabili è esaurito, con piani industriali che al netto delle fusioni già prevedono oltre 23mila uscite.

 

Quanto al Fondo di Solidarietà, che il Decreto del Governo rende ancora più oneroso per le banche con la durata aumentata da 5 a 7 anni, Sileoni ha detto che “l’ABI ha ragione quando chiede al Governo di poter utilizzare a favore del Fondo le risorse ad oggi spese per la Naspi, di cui il settore non ha mai beneficiato”, proprio per poter gestire le prossime ristrutturazioni, che si annunciano imponenti anche a seguito delle fusioni.

 

Si è infine parlato dell’online e del codice etico.

 

Sul primo argomento il leader della FABI ha denunciato che ad oggi “il sindacato ha più volte chiesto un confronto in ABI e nelle aziende” anche nell’ottica di creare nuovi mestieri e professionalità. Il presidente del CASL ABI, Lodesani, ha risposto che “il digitale ha oggi un grande vantaggio competitivo, essendo legittimato a fare quello che vuole. Un tavolo in ABI dovrà aiutare ad affrontare questo problema, ma poi ogni azienda farà a modo proprio. Certamente riqualificare è una strada molto più complessa che licenziare. Noi in Intesa, con le nostre oltre 4mila riqualificazioni lo abbiamo fatto”.

 

Si è, infine, parlato del codice etico per la vendita dei prodotti finanziari. I sindacati hanno da poco avviato con ABI un confronto per arrivare a un accordo sul tema. Secondo Sileoni il Codice dovrà prevedere sanzioni alle banche inadempienti. Più cauto Lodesani, “non sono un grande fan delle sanzioni. Vorrei lavorare a monte sui comportamenti e non a valle”.

 

Roma 27/06/2016

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